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1968: dieci canzoni di un anno indimenticabile

musica pavia 1968Martedì 15 maggio, dalle 17 alle 19, presso il Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria, in Corso Strada Nuova, 65, il nuovo appuntamento del ciclo d'incontri Tutta colpa del '68?, che fa parte della mostra Una storia militante, vedrà come protagonista la musica con Cristiano e Matteo Callegari che racconteranno dieci canzoni di quell'anno indimenticabile.

Il 1968 è stato un anno di svolta per mille motivi, anche nella musica non è da meno, quando alcuni tra i più importanti musicisti italiani e internazionali hanno pubblicato molti dei loro capolavori, dai Rolling Stones a Paolo Conte, da Jannacci a Paul Simon, passando per Modugno, Otis Redding e senza dimenticare i Beatles.

In un’inedita lezione-concerto ci sarà l'occasione per riascoltare le loro grandi canzoni, legate tra loro da un’apposita narrazione ed eseguite dal vivo in formazione acustica.

A metà degli anni Sessanta in Italia arrivò la musica della beat generation, proveniente dal mondo anglosassone, ma da esperienze molto diverse, da una parte i grandi folksinger americani Bob Dylan e Joan Baez, e dall’altra i complessi, a partire dai Beatles e dai Rolling Stones in Inghilterra.

Sulla loro scia, anche in Italia approdarono i complessi, divisi in quelli stranieri che venivano a cantare in italiano, come i Rockes e i Motown, e in quelli nostrani, come Equipe 84, Nomadi, Ribelli, Giganti, Camaleonti, Dik Dik, Pooh, New Trolls.

In Italia allora i cantautori s’ispiravano al jazz, alla musica francese e alla filosofia esistenzialista; erano alternativi nei valori e negli stili, denunciavano il conformismo e l’ipocrisia della società borghese, oltre a toccare temi più intimi, come la difficoltà della relazione e il male di vivere.

Le loro canzoni adottavano la lingua del mondo contemporaneo, disadorna, spesso cruda nei termini e per la prima volta, alcuni dei loro testi abbandonavano la rima, all’opposto delle canzonette all’italiana, anche di quelle delle nuove generazioni.

Esponenti della cosiddetta scuola genovese furono Gino Paoli, con Il cielo in una stanza e Sapore di sale, Luigi Tenco con Io sono uno, Fabrizio De André con Bocca di rosa e Sergio Endrigo con Teresa,  che però trovarono inizialmente poco ascolto presso il grande pubblico.

Paoli e De André divennero poi famosi per l’interpretazione che Mina diede ad alcune delle loro prime canzoni, mentre l’incomprensione del pubblico condusse alla tragica fine di Tenco.

Dall’ambiente del teatro politico milanese arrivarono Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, che dopo avere esordito in coppia come cantanti rock, con Una fetta di limone,  proseguirono separatamente, ma con uno stile originalissimo, sempre nella direzione di canzoni con forte significato politico e sociale, Gaber in duetto con Mina La libertà. Jannacci con L’Armando e Ho visto un re.

Le originali ballate folk del cantautore modenese Francesco Guccini erano poesie in musica, spesso politicamente impegnate, come Auschwitz, e Dio è morto, che allora erano affidate all’interpretazione dei complessi, modenesi e reggiani, con cui collaborava, come l’Equipe ’84 e i Nomadi.

Cristiano Callegari, pavese, copywriter, autore e musicista, ha avuto una serie di esperienze in contesti musicali e formazioni eterogenee: dal jazz, al blues alla musica d'autore e da tre anni, con il progetto Perepepé, porta la grande musica dal vivo ai bambini e nelle scuole.

Matteo Callegari, polistrumentista e soprattutto cantante, è uno dei talenti pavesi nati nella fucina di Spaziomusica ed è l'anima del collettivo Per sempre coinvolti e di altre band che negli ultimi anni hanno portato in scena il meglio della canzone d'autore italiana.

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