La grande famiglia delle maschere di Venezia

      maschere venezia 1Da sempre Venezia, con i suoi canali e le deliziose calli, è il regno della grande famiglia delle maschere per la festa del Carnevale.

      La più antica maschera di Carnevale veneziana è Arlecchino, di origine bergamasca, cha arrivò a Venezia grazie a Carlo Goldoni che lo trasformò, in Arlecchino servitore di due padroni, in una figura sveglia, furba, maliziosa e vincente.

      Un tempo infatti Arlecchino era solo un servo un po’ imbranato, come diceva il proverbio Son Arlechin batòcio, orbo de na recia e sordo de un’ocio (batocio è il batacchio della campana), a volte furbo, a volte sciocco.

      Oggi Arlecchino ha un carattere stravagante e scapestrato, ne combina di tutti i colori, inventa imbrogli e burle a spese dei padroni avidi e taccagni ed è ricco di fantasia e immaginazione.

      Il suo costume tradizionale è composto di una maschera nera fiammante e un costume fatto di losanghe lucenti multicolori.

      La fidanzata di Arlecchino è Colombina, briosa e furba servetta, gia citata nel 1530 nei testi degli Accademici Intronati di Siena, con origini che risalgono alle commedie di Plauto, con le furbe ancelle, ciniche e adulatrici, sempre pronte a suggerire alla padrona malizie e astuzie.

      Nel 1530 la prima Colombina fu Isabella Franchini, ma la maliziosa servetta arrivò solo nel Seicento nel teatro parigino.

      Colombina è una donna seducente, astuta, vivacissima ed è l’immagine speculare e al femminile di Arlecchino, con spesso il nome di Betta, Franceschina. Diamantina, Marinetta, Violetta, Corallina, ma anche Arlecchina.

      maschere venezia 2La maschera più nota di Venezia però è quella di Pantalone, molto utilizzata durante il Carnevale dagli stessi veneziani.

      Nato nel Seicento, Pantalone deriva dalla Commedia dell’Arte, dove era un vecchio che parlava con tipico accento veneziano, ma è già citato in un canovaccio del 1568 che si narra fosse stato rappresentato alla corte di Baviera.

      Con Goldoni Pantalone diventa il padre burbero, avaro, conservatore dei Rusteghi e del Sior Todero brontolon.

      Pantalone è visto nel mondo del teatro come un vecchio mercante, ricco, stimato dalle persone; oppure vecchio e in rovina, che combina matrimoni vantaggiosi per i suoi figli, anche se questi vanno a discapito della loro felicità.

      Il vecchio mercante veneziano raffigurato da Pantalone, ricco e avaro, è il simbolo dell’avarizia mercantile, con un carattere estremamente vitale e sensuale, con un debole per le grazie delle giovani donne, e per questo è spesso in conflitto con i giovani per procurarsene i favori.

      Il costume di Pantalone è caratterizzato da lunghi pantaloni attillati di colore nero, una giubba rossa, una lunga zimarra nera, le pantofole e una maschera dal lungo naso a becco, con un corto spadino e la borsa contenente i denari (la scarsela) che completano l’abbigliamento del personaggio.

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