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Spettri, miei compagni a Pavia

delbo pavia 1Martedì 30 gennaio, alle 18, presso la Sala Conferenze del Broletto di Pavia, per la Giornata della Memoria, il Settore Cultura, Istruzione e Politiche Giovanili proporrà una conversazione tra Elisabetta Ruffini e Antonio Sacchi, su Charlotte Delbo, intellettuale francese di origini italiane, deportata ad Auschwitz, che cercò di capire tutto l’orrore dell’Olocausto nel suo lungo e complesso percorso letterario.

Charlotte Delbo (1913-1985), figlia d’immigrati italiani in Francia, condivise, con il suo grande amore Georges Dudach, la concezione che la cultura è unica alla vita, ma la vita si deve emancipare attraverso la cultura.

Dopo il dramma della deportazione, la Delbo si è cimentata nel confronto con l’esperienza per liberarne la forza e sentirne la bellezza.

Come assistente del regista francese Louis Jouvet fin dal 1937, Charlotte aveva un forte rapporto con il mondo del teatro, che vedeva in relazione con il corpo e la voce, per far entrare in corto circuito passato e presente nella concretezza di un gesto o di un’immagine.

Negli anni Sessanta, accompagnando per il mondo il filosofo e sociologo Henri Lefebvre, la Delbo ha raccontato dell’Algeria, della Grecia dei colonnelli, delle donne argentine di Plaça de Mayo e delle donne greche di Kalavryta, del Settantotto e della Spagna di Franco e di quello che la sensibilità di sopravvissuta, l’impegno di scrittrice e lo sguardo di una donna l’hanno spinta a mostrare agli occhi degli altri.

A raccontare della Delbo sarà Elisabetta Ruffini, direttore dell'Istituto della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Bergamo, che ha curato le edizioni italiane delle opere di Charlotte Delbo.

Elisabetta Ruffini, che ha ottenuto un dottorato di ricerca sulla letteratura concentrazionaria alla Sorbonne Nouvelle di Parigi, è esperta nel campo della divulgazione della storia, realizzando varie mostre sul tema della deportazione e della Resistenza.

Alcune delle mostre più importanti da lei curate sono, Immagini dal silenzio con Marzia Luppi (2005), Charlotte Delbo. Una memoria a mille voci (mostra italo-francese, 2013), Tutto questo diventa una storia, prima mostra sui libri scritti dal 1945 al 1948 sui Lager (2016), E' l'idea che fa il coraggio sull'esperienza femminile nella Resistenza bergamasca (2017).

Negli ultimi anni la Ruffini ha lavorato a una serie di laboratori per le scuole sul tema della memoria, in particolare nelle scuole d'infanzia e di primo grado, oltre all'organizzazione d’incontri tra ragazzi di età e paesi diversi, ideando la collana Quadri per la casa editrice Il filo d'Arianna, che è un ponte immediato tra ricerca e divulgazione.

Tra i suoi saggi sono da ricordare Primo Levi e la ragazzina (2005), Gli ultimi fuochi (2008), una serie di articoli su Studi e ricerche di storia contemporanea, oltre al suo lavoro come collaboratrice per volumi collaterali, come Il memoriale italiano ad Auschwitz in Storia della Shoah in Italia, Utet 2010, Morti, morti, ancora morti: l'universo concentrazionario, la fotografia e l'immaginario collettivo italiano in Dopo i testimoni, Viella 2014 e D'un déséquilibré inoffensif à une espèce de gorou. Primo Levi et le difficile rapport avec la population italienne, in Revue d'histoire de la Shoah, n. 206, marzo 2017.

Inoltre la Ruffini ha collaborato ad alcune pièces teatrali, come Bambini, sulle leggi razziali italiani viste dalla prospettiva dei bambini ed Et jamais je n'invente con testi di Charlotte Delbo, sempre per riflettere sulla costruzione di una consapevolezza del passato.

La conversazione verrà tenuta da Antonio Sacchi, che, a Pavia e nel suo territorio, promuove presso i giovani la storia del secolo breve, con un occhio particolare alla Shoah, grazie al corso - concorso Il tempo della Storia. Il Novecento, una delle più note iniziative della Provincia di Pavia.

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