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San Sebastiano tra storia e leggenda

san sebastiano 1Dopo Sant’Antonio Abate, che si festeggia il 17 gennaio, in molte regioni italiane, il secondo santo legato alla fine dell’inverno è San Sebastiano, onorato con varie feste e tradizioni in gran parte della penisola.

Secondo la leggenda San Sebastiano, vissuto nel III secolo a. C, era nato a Narbona e fu educato a Milano nella fede cattolica, poi si trasferì a Roma, dove entrò in contatto con la cerchia militare degli imperatori e in poco tempo divenne il comandante della prestigiosa prima coorte pretoria, di stanza a Roma per la difesa di Diocleziano.

Il santo fece di tutto per sostenere i cristiani incarcerati, provvedere alla sepoltura dei martiri e diffondere il cristianesimo tra i funzionari e i militari di corte, approfittando della propria carica imperiale.

Quando Diocleziano, che odiava i cristiani, scoprì il segreto di Sebastiano, lo condannò a morte, facendolo legare a un palo in un sito del colle Palatino, dove venne trafitto da una moltitudine di frecce in ogni parte del corpo.

I soldati lo lasciarono sul luogo credendolo morto, ma Santa Irene, che andò a recuperarne il corpo per dargli sepoltura, si accorse che il soldato era ancora vivo, per cui lo trasportò nella sua dimora sul Palatino e lo curò dalle ferite.

Sebastiano, dopo essersi ripreso, anche se i suoi amici gli consigliarono di abbandonare la città, decise di proclamare la sua fede al cospetto dell'imperatore che gli aveva inflitto il supplizio.

Il santo raggiunse Diocleziano e il suo associato Massimiano, che presiedevano alle funzioni nel tempio eretto da Eliogabalo, in onore del Sole Invitto, e li condannò per le persecuzioni contro i cristiani.

Vedendo il suo soldato ancora vivo, l’imperatore ordinò che Sebastiano fosse flagellato a morte, condanna che fu eseguita nell'ippodromo del Palatino, per poi gettarne il corpo nella Cloaca Maxima.

La salma oggi è sepolta nelle catacombe che sono appunto chiamate di San Sebastiano.

Sebastiano è il santo patrono della polizia municipale e da tutte le malattie contagiose, insieme a san Rocco, in particolare in Sicilia, dove il suo culto si diffuse nell’Alto Medioevo.

Anche in Liguria è presente il culto di San Sebastiano, infatti a Costarainera si trova una chiesa dedicata a San Sebastiano, edificata nel XIV secolo e attualmente in degrado, collocata sull'antico tracciato della via Aurelia che in quel tratto passava nell'entroterra e non sulla costa ligure, a causa delle frequenti incursioni di pirati.

In Sicilia San Sebastiano è particolarmente venerato ad Acireale perché, nel corso della prima guerra mondiale, il 20 gennaio 1916, giorno della festa del santo, tutti gli acesi che stavano partendo per il fronte incrociarono per un breve saluto la statua del martire che stava passando in corteo vicino alla stazione.

Dopo la guerra tutti i soldati presenti in quel treno tornarono e da allora ogni anno, alla vecchia stazione di Acireale, un treno fischiando saluta il passaggio del Santo tra lo sventolio dei fazzoletti e i fuochi pirotecnici.

A Ciminna (PA) il santo viene festeggiato il 20 gennaio con la distribuzione delle arance, falò e il gioco della pignatta con l'ausilio di un asinello, e la domenica successiva con processione del simulacro di San Sebastiano per le vie del paese.

Il culto di San Sebastiano è molto seguito anche a Berchidda e a Ulassai in Sardegna, dove ogni 20 gennaio viene realizzato un grande fuoco e si offrono arance in un grande banchetto, che sono l’inizio dell'antico carnevale, denominato su Maimulu.

Anche ad Ales (OR), è festeggiato il Santo con il tipico falò, detto su fogadoni dall'altezza di svariati metri.

Il 20  gennaio il falò è benedetto dal vescovo prima di essere acceso, una volta dato alle fiamme iniziano i balli tipici della Sardegna, nel frattempo viene distribuita la cena, composta da specialità del luogo come ceci, pecora bollita, maialetto e dolci tipici sardi, tutto bagnato con del buon vino.

Il giorno dopo si tiene una processione per riportare il Santo nella sua chiesa dalla cattedrale e, subito dopo la messa si ha il tipico rinfresco a base di dolci sardi e vernaccia.

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