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Matteo Brera: l’indice dei libri proibiti a Pavia

libri proibiti 1Al Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria di Pavia, giovedì 9 febbraio alle 17 sarà presentato il saggio di Matteo Brera Novecento all’Indice. Gabriele d’Annunzio, i libri proibiti e i rapporti Stato-Chiesa all’ombra del Concordato.

Ne discuteranno con l’autore i docenti dell’Università degli Studi di Pavia Carla Riccardi di Letteratura Italiana e Annibale Zambarbieri di Storia del Cristianesimo e delle Chiese.

La storia dell’Indice dei libri proibiti iniziò con la bolla Licet ab initio promulgata da papa Paolo III nel 1542, atto di nascita della Santa Romana Inquisizione Universale.

Tra i compiti del Sant'Uffizio c’era anche la vigilanza sui libri e nel 1559, durante il pontificato di Paolo IV, fu pubblicato un indice dei libri e degli autori proibiti, detto Indice Paolino.

L'elenco vedeva l'intera opera degli scrittori non cattolici, compresi i testi non di carattere religioso, altri 126 titoli di 117 autori, di cui non era tuttavia condannata l'intera opera, e 332 anonime.

Erano anche elencate 45 edizioni proibite della Bibbia ed era condannata l'intera produzione di 61 tipografi, prevalentemente svizzeri e tedeschi, oltre a intere categorie di libri, come quelli di astrologia o di magia, mentre le traduzioni della Bibbia in volgare dovevano essere lette solo su specifica licenza, concessa solo a chi conoscesse il latino e non alle donne.

Tra i libri proibiti c’erano il Decamerone di Boccaccio, Il Novellino di Masuccio Salernitano e tutte le opere di Machiavelli, di Rabelais e di Erasmo da Rotterdam, il Diálogo de doctrina christiana dei Valdesiani.

Tutte le opere che finivano all’Indice erano dichiarate contrarie alla religione, e l'elenco venne pubblicato più di quaranta volte fino alla sua soppressione dopo il Concilio Vaticano II, nel 1966.

L’apertura degli archivi vaticani ha permesso di approfondire le pratiche della censura libraria adottate dalla santa Sede, che hanno visto alcuni dei nomi più importanti della scienza, della filosofia e della letteratura, per citarne alcuni Giordano Bruno, Galileo Galilei, Francesco Bacone, Immanuel Kant, d'Alembert e Diderot, Benedetto Croce, gli scrittori Honorè de Balzac, Alexandre Dumas padre e figlio, Gustave Flaubert e Victor Hugo, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo e Giacomo Leopardi.

Sulla base di una documentazione ancora largamente inedita e reperita negli archivi vaticani, Matteo Brera dimostra che l’istituto della censura librorum era un’arma di offesa politica, come nel caso delle denunce e alle condanne all’Indice dell’opera di Gabriele d’Annunzio, scrittore disapprovato tanto per i temi delle sue opere quanto perché era un simbolo di modernismo combattuto dalla Chiesa più ortodossa, come accadde anche ad Antonio Fogazzaro, condannato per i suoi ultimi lavori. 

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