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Vita e viaggi di J. L. Burckhardt. Un incontro con l'Islam dell'Ottocento a Pavia

johann burckhardt 1Mercoledì 18 gennaio alle 17, presso il Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria di Pavia, Maria Antonietta Grignani e Maurizio Harari dialogheranno con Silvana Lattmann sul suo libro dedicato allo scrittore svizzero Johann Burckhardt.

Burckhardt nacque il 24 novembre 1784 a Losanna nella residenza di vacanza della sua famiglia, originaria di Basilea.

Dopo aver studiato a Lipsia e Gottingen, si recò a Londra nel 1806 con una lettera di presentazione del naturalista Blumenbach a Sir Joseph Banks, uno dei membri dell'African Association e ottenne la possibilità di esplorare l'interno del Continente Nero per conto dell'istituzione britannica, ma non partì prima di aver studiato il mondo arabo e africano nella capitale e presso l'Università di Cambridge.

Nel 1809 arrivò finalmente il momento di salpare e in primavera Burckhardt era a Malta da dove, nella primavera successiva, mosse alla volta di Aleppo.

Lì concretizzò il suo amore per il mondo musulmano con una conversione sincera, assumendo il nome di Ibrahim Ibn Abdallah, anche se in seguito fu comunemente chiamato Sheik Ibrahim.

Durante la sua permanenza in Siria visitò Palmira, Damasco e il Libano, quindi raggiunse il Cairo attraverso la Giordania: dopo secoli fu il primo europeo a riscoprire la magnifica città dei Nabatei, Petra.

L'intenzione era quella di fermarsi nella capitale egiziana il tempo necessario per unirsi a una qualche carovana e raggiungere Timbuctù attraverso il Fezzan, ma l'attesa si dimostrò subito lunga.
Nel 1813 decise di spingersi lungo il Nilo e arrivando sino a Dar Mahass, oltre la seconda cateratta: fu il primo europeo a giungere al cospetto del grandioso tempio costruito da Ramses II ad Abu Simbel.

Successivamente, decise di visitare il deserto della Nubia spacciandosi per un povero mercante siriano e, attraversato il Mar Rosso, riuscì ad arrivare alla Mecca, dove si fermò per tre mesi e in seguito visitò anche la Medina.

johann burckhardt 2Tornato al Cairo nel giugno 1815 riprese la preparazione del viaggio verso Timbuctù: furono due anni di studi pazienti, e divenne amico di Giovanni Battista Belzoni che sarebbe riuscito a dissabbiare l'ingresso di Abu Simbel.

Nell'aprile 1817 la carovana era finalmente approntata ma Burckhardt si scoprì malato e morì al Cairo il 15 ottobre, dove venne sepolto nel cimitero musulmano fra tutti gli onori.

Il volume, basandosi su lettere e scritti di Burckhardt, e con immagini d'epoca, ripercorre la vita, le difficoltà e i successi di questo giovane capace di amare l’Islam, presentando un mondo di duecento anni fa ancora ricco di fascino.

La ricostruzione di Silvana Lattmann ha il sapore dei racconti d'avventura, resa con precisione storica e vivacità narrativa.

Scrittrice e poetessa, Silvana Lattmann racconta, nella Premessa, il perché di questo libro, in una piccola biblioteca s'imbatte nel nome di uno scrittore sconosciuto, Sheikh Ibrahim, pseudonimo di Johann Ludwig Burckhardt “Cercai notizie sulla sua famiglia e trovai che apparteneva a una delle più eminenti famiglie di Basilea. Così decisi di cominciare dalle origini di questi Burckhardt e di entrare nei luoghi e nell'epoca della loro esistenza”. 

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