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Correggio e Giambono da Pavia a Firenze e Venezia

correggio velo pavia 1La Sacra Famiglia di Correggio e Il Velo della Veronica di Giambono dalla Pinacoteca Malaspina dei Musei Civici di Pavia verrano prestati a due mostre italiane.

La prima sarà esposta fino al 14 febbraio allo Spazio Magliabechiana delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, per La tutela tricolore, sulle opere recuperate dal comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio artistico.

La seconda è invece alle Gallerie dell’Accademia di Venezia fino al 17 aprile, nel contesto della mostra La Pala del paradiso di Michele Giambono: un capolavoro ritrovato, che illustra i risultati del restauro della Pala del Paradiso o Pala di Ognissanti.

“Fu di eccellente e bellissimo ingegno dotato Antonio da Correggio, pittore singularissimo, il quale attese alla maniera moderna tanto perfettamente, che in pochi anni, dotato dalla natura ed esercitato dall'arte, divenne raro e meraviglioso artefice” dice Giorgio Vasari su Antonio Allegri, nato a Correggio nel 1489 e qui morto nel 1535, che fu tra i pittori attivi nel Settentrione subito dopo Leonardo e Giorgione.

Il piccolo dipinto dei Musei Civici della Sacra Famiglia con san Giovannino e santa Elisabetta proviene dalla collezione del marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro, dove era stato attribuito al bolognese Francesco Francia.

La paternità del Correggio venne attribuita da Giovanni Morelli nel 1880 e da allora è accettata dalla critica, che ha ricondotto l’opera alla produzione giovanile dell’artista, intorno al 1515, sulla base dell’analisi formale e del confronto stilistico con altre opere di Correggio.

correggio velo pavia 2Le piccole dimensioni avvicinano il dipinto alle opere giovanili di Correggio nate per la devozione privata, come le due versioni della Madonna col Bambino e san Giovannino conservate presso l’Art Institute di Chicago e il Los Angeles county museum, o la Madonna col Bambino, san Giovannino e santa Elisabetta del Museo di Philadelphia.

Nell’opera pavese la scena è all’interno, in uno spazio ristretto fra un davanzale che definisce il primo piano e una colonna collocata sullo sfondo.

Le cinque figure hanno un particolare gioco di corrispondenze all’interno del quadro, la Madonna domina la scena, perché è colei che ha dato alla luce Gesù, mentre San Giuseppe e sant’Elisabetta sono collocati in posizione marginale.

La scena ha lo scopo di mettere in parallelo le figure di san Giovannino e di Gesù, due nascite e due madri.

La tavola fu al centro di un clamoroso furto, in seguito al quale le sue tracce si sono perse per cinque anni, infatti l’opera fu trafugata nella notte tra il 10 e l’11 maggio 1970 con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina e la Madonna con Bambino di Giovanni Bellini, per essere poi recuperata il 23 gennaio 1975.

Il Velo della Veronica di Giambono, con la malinconica dolcezza dei tratti del volto del Cristo, la delicatezza delle carni e il raffinato linearismo della composizione, ricorda invece la caduta sulla via del Golgota e l’incontro con Veronica, evidenziando il tema della Passione di Cristo e della sua partecipazione al dolore dell’uomo.

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