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La Civica Scuola di Pittura di Pavia ai Musei Civici

civica scuola pavia musei civici 1Continua l’ampliamento dei Musei Civici di Pavia, che ha lo scopo di valorizzare le ricche collezioni e completare l'allestimento del secondo piano del Castello Visconteo.

Dopo l'apertura della Sezione Scultura Moderna e Gipsoteca, avvenuta il 31 ottobre 2015 e della Collezione Morone e della Sezione dedicata ai Paesaggi del Novecento, avvenuta il 21 maggio di quest’anno, sarà inaugurata domenica 18 dicembre alle 17.30 la nuova sezione museale, La Civica Scuola di Pittura 1842-1934, allestita nella torre di sud-ovest.

La Civica Scuola di Pittura di Pavia è stata fondamentale per il contesto culturale di Pavia per quasi un secolo, dal 1842 al 1934, con un ruolo significativo nell’arte dell'Italia settentrionale.

Modellata sull'Accademia di Brera, ha accolto e formato pittori straordinari come Giacomo Trécourt, Giorgio Kienerk, Federico Faruffini, Tranquillo Cremona e molti altri.

Fondata grazie al generoso legato del filosofo, poligrafo e critico d'arte Defendente Sacchi, la Scuola possedeva anche, oltre alle aule d'insegnamento, una galleria d'arte, dove erano raccolti i dipinti delle varie correnti artistiche, da quella romantica a quella scapigliata, dal linguaggio verista a quello simbolista, donati alla Scuola dagli autori o dai collezionisti e mecenati che ruotavano attorno all'istituzione.

La nuova Sezione dei Musei Civici ha lo scopo di mettere  in risalto l'importanza che la Civica Scuola di Pittura ha rivestito nei decenni, promuovendo la riscoperta di personalità celebri nel panorama artistico nazionale, che hanno largamente all’arte lombarda dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento.

L'allestimento prevede anche un focus sui Maestri che nel corso degli anni si sono alternati nella guida dell'Accademia pavese, da Giacomo Trécourt, passando per Giovanni Lanfranchi, Pietro Michis, Carlo Sara, fino a Giorgio Kiener (Firenze 1869 – Fauglia 1948) che diresse la Scuola dal 1905 al 1934.

Accanto ai Maestri, sarà esposta una selezione di disegni accademici realizzati dagli allievi e le opere vincitrici del Premio Frank, che mostrano come cambiarono gli stili e le tematiche nel corso degli anni.

I Premi Frank furono Paolo Barbotti (1855), Federico Faruffini (1858), Paolo Barbotti (1861), Pacifico Buzio – Achille Savoia (1864), Giovanni Beri (1867), Carlo Sara (1870), Ezechiele Acerbi (1873), Emilio De Amenti (1876), Antonio Oberto (1894), Enrico Pina (1897), Romeo Borgognoni (1900), Antonio Villa (1904), Annibale Ticinese (1907), Luigi Testa (1925), Emilio Comini (I giocatori), Contardo Barbieri (1936), Cesare Breveglieri (1936).

Istituito nel 1855 con il lascito di una cospicua somma da parte del Consigliere di Stato Giuseppe Frank, il premio era con cadenza triennale e veniva assegnato alla conclusione del ciclo di studi all'alunno più promettente, che sviluppava una tematica scelta da un’apposita commissione.

I soggetti erano inizialmente su episodi di storia locale e nazionale, soggetti storici e letterari, come nel primo Premio Frank, assegnato nel 1855 a Paolo Barbotti per l'opera Cristoforo Colombo col suo fanciullo alla porta del convento di S. Maria di Robida in Spagna.

Progressivamente, e grazie a Kienerk, i Premi Frank cominciarono ad aprirsi alla realtà contemporanea, come Luigi Testa con Lo Sfratto (1925), I giocatori (1933) di Emilio Comini, Il racconto del legionario (1936) di Contardo Barbieri, e l'ultimo Premio Frank, quello assegnato al pittore milanese Cesare Breveglieri per La madre prolifica.

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