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Stasi condannato per l’omicidio di Chiara Poggi

condanna stasi poggi 1Sono passata tante volte da Pieve Albignola e sempre, anche solo per un attimo, ho pensato a Chiara.

Alla foto di Chiara nel cortile Teresiano dell’Università di Pavia, che riceve la laurea, al suo sorriso, alla sua casa di Garlasco, ormai penso a lei, che non ho mai conosciuto, come a un’amica.

Oggi la Corte di Cassazione di Roma ha confermato la condanna a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi ad Alberto Stasi, concludendo una vicenda giudiziaria che durava da otto anni, anche se ieri il procuratore generale Oscar Cedrangolo aveva richiesto l’annullamento della sentenza, ma il tutto è finito in un nulla di fatto.

Dopo che la V Sezione Penale, in camera di consiglio, aveva respinto il ricorso di Alberto Stasi e anche quello della procura generale di Milano che chiedeva per l’imputato una condanna a 30 anni, con l’aggravante della crudeltà dell’omicidio, Stasi si è consegnato in carcere poco dopo la conferma della condanna.

E dal momento che nel corso delle indagini preliminari Stasi non è mai stato messo in custodia cautelare, adesso dovrà scontare per intero la pena.

Rita Poggi, la madre di Chiara, ha detto “Sono emozionata, dopo le parole del procuratore eravamo un po’ pessimisti, ma giustizia è stata fatta” anche se “non bisogna mai dimenticare che questa è una tragedia che ha colpito due famiglie”.

Mentre il legale di Stasi ha detto che la condanna definitiva è “una pena che non sta né in cielo né in terra”.

Tutto era cominciato il 13 agosto 2007 quando Alberto Stasi, studente della Bocconi, aveva telefonato al 118 per denunciare la scoperta del cadavere della fidanzata Chiara Poggi, 26 anni, nella villetta di Garlasco, riverso sulle scale della cantina con il cranio fracassato.

Solo il 20 agosto, subito dopo il funerale Alberto Stasi ricevette un avviso di garanzia per omicidio volontario, cui seguirono la perquisizione della casa, i sequestri delle sue tre auto e due biciclette.

Poi ci fu la sostituzione degli avvocati e il ritrovamento di tracce del Dna che era confrontabile con quello di Chiara cha condussero alla firma del fermo per omicidio volontario su ordine del pm Rosa Muscio, che per la mancanza di prove non venne confermato dal gip, Giulia Pravon.

 

Dopo un’assoluzione in primo e secondo grado, prima per mancanza di prove, poi confermata nel secondo grado, nel 2013 era arrivato l’annullamento del processo e il 17 dicembre 2014 Stasi era stato condannato a 16 anni di carcere, con il pagamento di 350 mila euro di risarcimento a ciascuno dei genitori di Chiara e 300 mila euro al fratello Marco, per il totale di un milione di euro.

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