Pavia ricorda Lanfranco Caretti

  • Paola Montonati

lanfranco caretti pavia 1Alle 14 di lunedì 14 dicembre, presso il collegio Ghislieri di Pavia, si terrà l'incontro Lanfranco Caretti e dintorni, mezzo secolo dopo, curato da Renzo Cremante, Luca Fonnesu e Federica Marinoni del Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Pavia.

In due giornate di studi al Ghislieri interverranno Gianni Francioni, Mauro Bignamini, Clelia Martignoni, Silvana Borutti, Federica Marinoni, Laura Desideri, Stefano Giovannuzzi, Domenico De Martino, Salvatore Veca e Renzo Cremante, per ricordare un periodo d'oro degli studi umanistici pavesi, negli anni Cinquanta, dove era presente il bisogno di sperimentare e rinnovare teorie e metodi e la profonda consapevolezza della responsabilità e delle implicazioni civili e sociali della ricerca scientifica.

A guidare il gruppo era Lanfranco Caretti, uno dei grandi maestri dell'Università di Pavia, ateneo in cui insegnò letteratura italiana dal 1952 al 1964 e diede vita a una scuola di studiosi all'insegna del binomio di filologia e critica, con nomi come Enzo Paci, Ludovico Geymonat, Giulio Preti, Remo Cantoni, Franco Alessio, Dino Formaggio e Carlo Tullio Altan e filologi come Aurelio Roncaglia, Cesare Segre, Maria Corti e Cesare Bozzetti.

Autore di opere fondamentali su Tasso, Ariosto, Parini e Manzoni, Caretti era un grande filologo e storico della letteratura, in quella ricca stagione per gli studi umanistici pavesi.

Nato a Ferrara nel 1915, Caretti aveva conseguito la laurea in Lettere all'Università di Bologna, dopo la cattedra di Letteratura italiana all'Università di Pavia, dal 1964 fu docente all'Università di Firenze, dove s’impegnò nella variantistica o critica delle varianti, cioè l'esame del lavoro dello scrittore attestato dalle correzioni o dai cambiamenti che si desumono dai manoscritti e dalle diverse edizioni.

Oltre agli studi sull’ambiente umanistico-rinascimentale della corte estense, Caretti studiò anche i poeti contemporanei Eugenio Montale, Sergio Solmi Vittorio Sereni.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1995, i figli dello studioso lasciarono alla biblioteca Ariostea tutti i suoi libri e dal 2000 anche l’archivio, ricco di documenti di famiglia, carte frutto dell’attività di studio e di lavoro, lettere e fotografie.

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