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Scoperto il ponte romano della Lomellina

sesia ponte 1Negli ultimi giorni, al confine fra i Comuni di Candia e Langosco, sulla sponda lomellina, e della frazione del Comune vercellese di Motta de’ Conti Mantie, sono emersi dal letto del fiume Sesia i resti di un ponte di epoca romana.

Il ponte, eretto nel I secolo dopo Cristo, era segnalato sulle mappe antiche e del caso si occuperà anche Rosanina Invernizzi, funzionario della Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia e responsabile della provincia di Pavia, che mercoledì mattina verrà sulle rive del fiume allo scopo esaminare i reperti. Sul posto il sindaco di Candia, Stefano Tonetti, e una delegazione della sezione vercellese di Italia Nostra con il presidente Giovanni Reina, hanno effettuato un primo sopralluogo.

“Abbiamo notato” racconta Tonetti “i resti del ponte in muratura, su cui passavano sicuramente le legioni, e i pali che dovevano sostenere una passerella per il passaggio delle persone. Ora toccherà alla Soprintendenza chiarire i contorni di una scoperta che dà lustro alla storia della Lomellina”.

Il guado della zona di Langosco, Mantie e della frazione di Candia Terrasa, era noto già in epoca preromana, quando in Lomellina si erano stabiliti i Liguri e i Celti. Verso il I secolo dopo Cristo i romani vi fecero erigere un ponte stabile per traghettare soldati, animali e mezzi lungo la Strada Regina o Strada Pavese, che partiva da Ticinum – Pavia, attraversava Dorno, come luogo di sosta per il cambio dei cavalli, Lomello, allora stazione di posta, Cozzo, fino ad arrivare al Sesia proprio fra Langosco, Mantie e Terrasa.

sesia ponte 2Subito dopo, il percorso si biforcava in direzione di Vercelli e di Aosta oltre che di Torino, tanto che in epoca imperiale divenne la via di comunicazione principale fra Pavia, Torino e i passi delle Alpi Cozie, prima dell’arrivo nelle Gallie.

La testimonianza è data da una colonna miliare di granito posta dai legionari agli ordini dell’imperatore Antonino Pio, sovrano dal 138 al 161 dopo Cristo, scoperta nel 1826 a Cozzo.

“I romani” dice Tonetti, che aveva cercato invano i resti del ponte nel 2003 con un barcé “hanno lasciato tracce inequivocabili, fra cui anche questo ponte che collegava Pavia, snodo viario importante, alle Gallie: siamo stati fortunati perché la siccità di queste settimane ha fatto affiorare resti di cui si era già scritto in passato, ma che ora potremo studiare”.

E adesso la situazione è davvero ottima per lo studio di questi resti bimillenari, di cui aveva scritto Riccardo Rao in una pubblicazione della Società storica vercellese edita nel 2011. 

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