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Montalto Pavese tra passato e presente

montalto 1Il piccolo borgo di Montalto Pavese, adagiato tra le dolci colline dell’Oltrepò, ha una storia che parte da molto lontano, per la precisione dall’età repubblicana nell’antica Roma.

Secondo recenti scavi archeologici, infatti, fu proprio in quegli anni che venne eretto il primo insediamento da parte di un piccolo gruppo di coloni romani, che poi alla fine del III secolo a. C. fu trasformato in uno dei tanti distretti rurali della Pianura Padana.

Dopo la caduta dell’impero romano, il nome di Montalto riappare in una serie di documenti della seconda metà del IX secolo, che spiegano come quelle terre venissero coltivate da alcuni monaci benedettini.

Nel 962 l’imperatore Ottone I cedette al monastero pavese delle Cacce e alla chiesa di San Martino parte dei territori rimasti.

Con l’anno Mille arrivarono i diaconi della diocesi di Piacenza, che fecero costruire l’attuale castello, poi ceduto al comune di Pavia nel 1043 dal diacono Geraldo.

Successivamente Federico Barbarossa affidò ai pavesi Montalto, che lo donarono alla nobile famiglia dei Belcredi.

Da allora la storia di Montalto prima diventa quella della Pavia del Rinascimento, e in seguito quella spagnola e austriaca, per poi diventare parte di quella dell’Italia contemporanea.

La principale attrazione di Montalto rimane il suo castello, che venne edificato agli inizi del Cinquecento dove un tempo si trovavano due castelli, uno risalente all’anno Mille e il secondo della prima metà del Duecento.

Con i suoi torrioni tozzi e quadrati, la cancellata in stile settecentesco, la fontana monumentale con statua della dea Diana e la cappella gentilizia di San Francesco, il castello fu per secoli un luogo dove s’incrociavano nobili e uomini di cultura della Pavia del Rinascimento e poi del Settecento.

Nella piazza centrale troviamo la bella chiesa di Sant’Agostino, che dopo lunghi rifacimenti venne terminata solo agli inizi del Novecento, con al suo interno alcune notevoli tele del Quattrocento e del Cinquecento.

A sud del piccolo borgo c’è la frazione Cella, che un tempo faceva parte dell’abbazia benedettina di Santa Caterina, e l’ottocentesca villa Illibardi, dove oggi è ospitato un piccolo museo della civiltà contadina, inaugurato nel 1981.  

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