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Annabella resta in mano ai Ravizza

annabella 1Annabella, la pelliccia desiderata e sognata, il bellissimo negozio in centro a Pavia, le vetrine accattivanti e scintillanti, tutto questo cambierà? Pare di no.

Da un po’ di tempo si era sparsa la voce che Annabella, la storica azienda pavese di pellicce fondata da Giuliano Ravizza negli anni Sessanta, fosse sul punto di cedere il suo negozio nel centro storico pavese e il 40% dell’attività a Zara, il gruppo di abbigliamento spagnolo che da qualche tempo ha aperto molti negozi nei centri commerciali, tra cui il vicino Iper di Montebello della Battaglia.

Ma cosa c’è di vero in tutto questo e che cosa ne pensano i membri della famiglia Ravizza?

Anche se per adesso è in vacanza, Riccardo Ravizza, ultimogenito di Giuliano, ha negato con decisione che il negozio di Pavia sarà venduto a Zara, anzi Annabella continuerà con il suo storico marchio e con la nuova linea Simonetta Ravizza senza concedere nulla a nessuno.

E anche a Zara negano che ci siano trattative per l’acquisizione del negozio pavese di Annabella “Il marchio Annabella è molto fuori dallo scenario del nostro business” dicono i membri dello staff, che avevano già smentito poco tempo, fa l’acquisto delle Varesine, dopo che Pesci si era tirato indietro.

A ogni modo le strategie di Annabella negli ultimi anni sono molto lontane dalle campagne degli anni Sessanta, che vedevano protagonisti noti nomi dello spettacolo italiano e internazionale, e sembrano puntare sul mercato dell’export, soprattutto in quegli stati dove esiste una forte consuetudine al consumo di capi da pelliccia.

annabella 2Ora il mercato straniero su cui puntare è il Kazakistan, che come dice Riccardo Ravizza “Sta tirando molto. Lì ci sono due città che stanno crescendo in modo esponenziale e si stanno espandendo con tantissimi centri commerciali”.

Ma ci sono anche i problemi dovuti all’embargo in Russia “L’embargo con la Russia un po’ ci disturba, anche se le sanzioni per il momento riguardano i prodotti alimentari e non il modo della moda. Ad ogni modo, più che la Russia, dove una svalutazione del rublo frena le importazioni, ma viene compensato dalla grandezza enorme del Paese e quindi del mercato, a creare problemi alla nostra azienda è la situazione in Ucraina che per noi è un Paese commercialmente importante”.  

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