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Emanuele Bottiroli nuovo direttore del Consorzio

Il Consorzio Tutela Vini Oltrepo Pavese ha affidato la direzione a Emanuele Bottiroli, 34 anni, vogherese, bottiroli-direttoreprima Ufficio Stampa e poi Segretario del Consorzio della terza area vitata storica d’Italia. A breve l'insediamento ufficiale. I produttori puntano su un giovane del territorio, giornalista e professionista della comunicazione, da anni impegnato nel raccontare le eccellenze di una terra per molti aspetti ancora troppo in ombra. Ideatore di campagne, copywriter, creatore di siti web, autore di progetti culturali e di marketing territoriale, Emanuele Bottiroli è anche forte di un percorso di crescita nel mondo delle pubbliche relazioni.

Il suo primo passo da direttore è stata una lettera ai produttori che racchiude in sé il senso della svolta che vuole imprimere, chiamando tutti a fare squadra. «Ci sono zone - spiega il neo direttore - che per mettersi in evidenza devono vincere con altri territori, su scenari europei e mondiali. Noi in Oltrepo Pavese dobbiamo vincere ancor prima con noi stessi: cancellare paure, titubanze e dubbi che possono solo renderci più deboli di fronte alle grandi platee internazionali che potrebbero fare la nostra fortuna. Vogliamo cambiare? Allora cambiamo: restiamo uniti e scriviamo insieme, nella giusta chiave, un capitolo nuovo, partendo dal gridare con orgoglio quello che l’Oltrepo Pavese era e scandendo la strategia, condivisa, di quello che sarà. Abbiamo 13mila 500 ettari a vite, possiamo essere l’oasi del vino, del gusto e del wellness a un’ora da Milano. L’altra sfida si chiama export, con molti vini per target diversi, in prima battuta facendo leva sul tesoretto dei nostri 3mila ettari di Pinot nero e sulla nostra spumantistica».

Sulle prime mosse da fare, Bottiroli non ha dubbi: «Non aspettiamoci miracoli dalla politica, chiediamo invece di essere affiancati su una rotta chiara, nostra, per tutti. Il mio consiglio d’amministrazione avrà un ruolo fondamentale. Dobbiamo mettere nel cassetto le false certezze e ripartire, subito, anche sull'onda dell'occasione offertaci da Expo Milano 2015, da una tavola rotonda. Tutti hanno qualcosa da dire e da fare. Non inventiamoci capri espiatori, alibi o qualcuno a cui gettare la croce addosso. Nel tempo, a turno, ognuno ha sbagliato qualcosa. Ma ciò che è stato è stato, recriminare è inutile. Responsabilizziamoci».

Bottiroli richiama anche il monito del patron di Eataly: «E' un territorio, il nostro, che come ha detto recentemente Oscar Farinetti a Riccagioia ha la colpa di non "narrarsi" a sufficienza. Succede perché qui ci si ascolta da sempre troppo poco e ognuno va per la sua strada, ogni tanto riuscendo ma più spesso perdendosi. E' la storia dei mille rivoli che possono e devono confluire in un grande fiume. La missione è questa: unire. Il futuro di tante imprese e dei nostri giovani talenti dipende da qui. Ricostruiamo partendo dall'orgoglio, quello che deve scaturire dalle nostre radici, dal bello e dal buono che abbiamo da proporre al mondo, quello che ci deriva dalle nostre denominazioni storiche, dall'umiltà operosa della nostra gente. Non siamo tutti uguali, ma le differenze devono arricchirci non metterci contro. Non siamo una sigla, un tavolino o un club... Siamo l'Oltrepo Pavese! Evviva la nostra terra!».

L’Oltrepo Pavese è un “terroir” di grande pregio: tra i vitigni più coltivati spiccano 4mila ettari a Croatina, 3mila ettari a Pinot nero, 2mila 600 ettari a Barbera e 1300 ettari a Riesling. Il vino più venduto è il Bonarda con 20 milioni di bottiglie prodotte. La punta della piramide qualitativa è l’Oltrepo Pavese Metodo Classico DOCG (denominazione d’origine controllata e garantita) nella versione bianco e rosé/Cruasé (marchio collettivo consortile).

 

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