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Una cura per l'amiloidosi al San Matteo di Pavia

 

san matteo 1E’ da pochi mesi che l’istituto di ricovero e cura situato presso il San Matteo di Pavia ha fatto una scoperta eccezionale, che potrebbe segnare una svolta nelle ricerche di una cura per l’amiloidosi, malattia neurodegenerativa da sempre considerata difficile da curare, che in pochi anni non solo divora i nervi, ma conduce alla paralisi motoria e alla morte.

Fino ad adesso l’unica cura possibile era un trapianto di fegato, che però non fermava la malattia, ma era in grado solo di rallentarne i sintomi di poco. Adesso questa ricerca, condotta dal 2006 a Pavia in collaborazione con cinque istituti americani e giapponesi, ha scoperto che ci potrebbe essere una possibilità per rallentare il decorso della malattia quando arriva alla sua forma più avanzata.

I risultati sono stati pubblicati il 25 dicembre dello scorso anno nella rivista statunitense Jama, considerata una delle più prestigiose nel campo medico a livello mondiale.

La soluzione è molto più semplice di quello che si potesse immaginare; basta prendere un antinfiammatorio che blocca i sintomi più dolorosi della malattia, permettendo di cercare cure più efficaci, come hanno dimostrato le ricerche condotte su venti pazienti in tutta Italia, mentre altri venti sono attualmente in cura a Pavia.

san matteo 2“Gli ammalati presi in carico non avevano alternative terapeutiche” dicono all’ospedale “oggi hanno invece la possibilità di migliorare l’aspettativa di vita e recuperare una qualità quotidiana non immaginabile prima della scoperta di questo farmaco, che ha un costo molto basso: solo due euro al giorno”.

Ma ci sono dei problemi; infatti il farmaco in Italia è da tempo fuori distribuzione ed è acquistabile solo all’estero.

“Si chiama Diflunisal” ha chiarito il dottor Giampaolo Merlini “e incrementa le risorse terapeutiche per le amiloidosi che stiamo sviluppando da anni. Attualmente abbiamo in corso dieci sperimentazioni su farmaci innovativi con l’obiettivo di migliorare ulteriormente le prospettive dei nostri pazienti”

Ed è proprio per questo che il San Matteo ha chiesto all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) un sollecito allo scopo di inserirlo nuovamente nel prontuario farmaceutico italiano.  

 

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