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Accordi per la cassa integrazione alla Merck

 

cassa merck 1Continuiamo a seguire l’evoluzione della difficile situazione della Merck, realtà produttiva la cui chiusura metterà in seria difficoltà decine di famiglie pavesi.

Con soli cinque voti contrari, mercoledì pomeriggio è  passato a grandissima maggioranza l’accordo tra l’azienda e i sindacati per la dismissione della sede pavese della Merck Sharp & Domine, mentre l’assemblea pomeridiana si è conclusa nell’unanimità generale.

“E’ un buon accordo, ma d’altronde, che alternative avevamo?” ha detto uno dei tanti lavoratori che ieri pomeriggio stavano uscendo dall’edificio dopo l’assemblea.

Ora non resta che vedere cosa succederà prima della data del 31 dicembre 2014; la cassa integrazione straordinaria partirà fra 142 giorni per circa 90 lavoratori, anche se molti non ne hanno voglia di parlare perché dicono “Non si sa ancora chi resterà al lavoro e chi sarà messo in cassa”. L’accordo permetterà ai lavoratori, passati da 130 a 90, di percepire il 70 per cento della differenza tra la retribuzione individuale mensile e l’indennità di cassa per almeno i prossimi sei mesi, che poi diventerà il 30 per cento, in modo che tra lo stipendio e l’assegno vi sia una limitata differenza.

Inoltre il precedente accordo, stipulato il 19 dicembre tra Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil, prevede l’avvio di corsi di formazione a carico dell’azienda e aperti a tutti i dipendenti. Per i lavoratori vi saranno un servizio di collocamento esterno di 12 mesi e la possibilità di candidarsi a quelle posizioni che potrebbero aprirsi eventualmente nel gruppo a livello mondiale e a quelli in esubero saranno versate un massimo di 48 mensilità lorde con l’anzianità,  la tredicesima, la quattordicesima e vari bonus aziendali, oltre al premio di partecipazione di circa 1.800 euro.

cassa merck 2“Ritengo che sia stato trovato un buon accordo, lo conferma il consenso dei lavoratori” ha detto Gianni Ardemagni della Cisl “Cerca di dare una risposta alle aspettative dei dipendenti, che hanno dimostrato collaborazione e senso di responsabilità. Ora manca l'identificazione di un nuovo soggetto imprenditoriale per una soluzione industriale alternativa che dia la possibilità di coniugare continuità produttiva con la più ampia salvaguardia occupazionale”.

“Siamo soddisfatti perché l’accordo è stato apprezzato dai lavoratori” chiarisce Giorgio Mercuri, della Filctem Cgil “anche se non è stato semplice perché si accettano condizioni che possono portare alla chiusura dello stabilimento. Mi auguro che l’accordo non sia applicato perché nel frattempo si determini la continuità produttiva dello stabilimento attraverso l’acquisizione da parte di un soggetto industriale che dia continuità produttiva e garantisca l’organico. Tutti gli incentivi del mondo non bastano a coprire la perdita del lavoro per i dipendenti e di una tale realtà produttiva per il territorio in caso di chiusura”.

 

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