Chiesa dei santi Gervasio e Protasio

  • Paola Montonati

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Secondo la leggenda, la chiesa dei santi Gervasio e Protasio viene edificata durante l’età paleocristiana in un’area cimiteriale, diventando così la prima testimonianza cristiana nella città di Pavia.

Fin dal XII secolo in San Gervasio sono presenti alcuni benedettini cluniacensi, poi sostituiti dai benedettini cassinesi, mentre la chiesa veniva ricostruita seguendo le forme romaniche.
A partire dal 1500 diventa una Commenda e nel 1534 Gerolamo Emiliani acquista una parte del complesso annesso alla chiesa per aprire un orfanotrofio.
Nel 1542, dopo aver perso la chiesa di San Savino, i frati del Terz’Ordine di San Francesco si stabiliscono in San Gervasio.
Tra il 1712 e il 1718 si procede ad una ricostruzione radicale della chiesa, con una nuova facciata rivolta a est, ma purtroppo scompare la facciata romanica che lascia spazio all’attuale abside e l’attigua sacrestia.
Nel 1805 la chiesa perde la qualifica di parrocchia e diventa una sussidiaria di Santa Maria del Carmine, che, nel frattempo, era diventata parrocchiale.

Solo nel 1920 il complesso recupera finalmente il ruolo di parrocchia.
Alcuni resti della chiesa paleocristiana sono stati riportati alla luce di recente nei lati nord e ovest del primo e secondo ordine del campanile romanico, mentre nel lato della chiesa in direzione di via Boezio si conservano alcune porzioni di muratura romanica, con una serie di archetti pensili.

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La facciata, con un portico a tre luci allineato al campanile, è intonacata solo nella parte inferiore, infatti a causa dell’interrompersi dei lavori è stata lasciata a vista la muratura della porzione superiore arretrata, con una ampia apertura centrale e alcune nicchie laterali, coronate da un elegante timpano di stile classico.

La planimetria irregolare della chiesa viene corretta visivamente all’interno da una rigorosa partitura delle pareti laterali che definiscono un’aula unica, resa più profonda da un lungo coro a profilo poligonale, mentre l’interno è ricoperto da una grande volta a botte, che appare unghiata in corrispondenza delle finestre.
La seconda cappella di sinistra custodisce il sarcofago in serizzo di San Siro, che accolse per primo il corpo del patrono di Pavia, finché il vescovo Deodato non fece traslare le preziosissime reliquie nella nuova cattedrale di Santo Stefano all'interno delle mura, mentre la terza cappella di destra ospita l’urna contenente il corpo del martire di origine scozzese Guniforte, considerato il santo da invocare nei momenti di maggior pericolo.

Le altre cappelle sono decorate con marmi e pregevoli tele del XVIII secolo.
Nel 1760 nell'arioso piazzale antistante la chiesa viene piantato un olmo, noto a Pavia con il soprannome di olmo del Foscolo, poiché la leggenda dice che il grande poeta, durante il suo soggiorno pavese, amasse sedersi sotto le fronde dell'albero, forse affascinato dalla voci locali che dicevano di come le streghe di notte si dessero convegno tra i suoi rami.
Purtroppo il mitico olmo è stato ucciso da un fungo parassita nel 1901.

Paola Montonati

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