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Caso Merck: intervista a Davide Lazzari

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Verso la fine del 2014 la Merck Sharp & Dohme, una delle principali aziende farmaceutiche d’Europa, chiuderà la sua sede di Pavia, con il conseguente licenziamento dei circa 270 dipendenti e dei lavoratori dell’indotto.

Immediatamente le istituzioni pavesi, a cominciare dal sindaco Alessandro Cattaneo, si sono battute per far si che lo stabilimento rimanga aperto, come dimostra la sessione del Consiglio Comunale tenutasi nell’aula Ghislieri dell’Università di Pavia il 10 giugno, in cui con un voto unanime   tutti i consiglieri comunali hanno votato un documento che si oppone alla chiusura dell’impianto e al conseguente licenziamento dei  dipendenti.

Abbiamo rivolto alcune domande a Davide Lazzari, capo di Gabinetto della Provincia di Pavia (PD).

1) Cosa ne pensa personalmente del caso Merck?

Il caso Merck palesa una debolezza del tutto italiana. Un “sistema delle regole” che diventa burocrazia insopportabile per chi vuole fare impresa e un sistema del tutto deregolarizzato per chi “arriva, sfrutta e se ne va”. Soprattutto nel farmaceutico il dramma è cogente. Le liberalizzazioni dei farmaci, vi ricordate che il medico deve prescrivere solo il principio attivo ecc, ha portato con se tanta demagogia e una non soluzione del problema. infatti il primo effetto, è stato il licenziamento di 1500 informatori farmaceutici e con i medici che continuano a consigliare il farmaco noto, semplicemente perché, spesso, il maggior costo è anche dovuto dal fatto che è stato maggiormente testato e quindi con zero effetti collaterali garantiti. 

Per non parlare di Aifa, l’agenzia del farmaco. Sembra più un’entità fatta apposta per “ostacolare” piuttosto che “accompagnare dei processi!”. Badate bene, un sistema regolatorio che esiste solo in Italia.

Se pensate che Merck è il secondo colosso della farmaceutica al mondo e in Italia è solo al sesto posto vuol dire che qualcosa da ricalibrare c’è.

Dall’altra parte una mancanza di autorevolezza politica. Oggi Fiat, che ha campato per 40 anni con finanziamenti statali, salva Chrysler ma per un colosso americano nei nostri confronti non avviene la medesima cosa, perché? Perché manca un piano industriale serio del nostro paese e perché non c’è chi picchia i pugni sul tavolo!!!”

2) Quale sarà una possibile ricollocazione dei dipendenti della Merck qualora si arrivasse alla chiusura dello stabilimento?

“Il senatore Bosone come Presidente di provincia ha dato il via alla costituzione del parco scientifico della scienza e della vita. Un sistema che metta insieme tutti i nostri ospedali di eccellenza, la nostra università e le aziende del settore. Riuscire ad attrarre le multinazionali del settore perché a Pavia trovano un ambiente unico sotto l’aspetto della conoscenza, della ricerca e della vivibilità.

Un sistema che, se fosse già stato costituito, può permettersi di assorbire le debolezze e di solidarizzare i punti di forza. Ma nel caso Merck occorre trovare un’acquirente che garantisca i volumi e che sia del settore farmaceutico. Non è certo impossibile ma occorre fare presto.”

3) E' già stata fissata una data precisa, un programma, una base d'intesa per l'incontro con i vertici americani?

“I vertici americani è la parte latitante in questa trattativa. La conseguenza di un capitale politico governativo senza polso. Non si è mai visto che il ministro allo sviluppo economico convochi le parti e la proprietà americana non si presenti.”

4) Chi potrebbe rilanciare la Merck sul mercato di Pavia?

“Come dicevo prima, un sistema strutturato come potrà essere un parco scientifico ed un’acquirente privato..”

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