Archivio di Stato di Pavia

  • Paola Montonati

archivio-stato-paviaFin dal 1962 l’Archivio di Stato di Pavia ha la sua sede nel complesso dell’ex convento e dell’ex chiesa di San Majolo, che si trova in quella zona del centro urbano stretta tra le vie Rezia e Cardano.

Fondato nel 967 dall’Abate Majolo, il monastero è noto per essere stato uno dei primi insediamenti cluniacensi in Italia.
Durante tutto il Medioevo il monastero ricevette numerose terre e beni derivanti da lasciti testamentari e vari investimenti fino a quando nel 1380 non venne convertito in commenda.
L’ultima commendataria, la famiglia Corte, verso la metà del quattrocento abbellì il chiostro del Convento con una serie di pregevoli interventi artistici, mentre nel 1564 Papa Pio IV concesse l’uso della struttura al Collegio Borromeo, che in cambio ricevette tutto il patrimonio mobiliare e immobiliare del monastero.
Due anni dopo il complesso passò ai Padri Somaschi, che nel 1586 iniziarono a riedificare la Chiesa, terminata agli inizi del Seicento.
I Padri Somaschi diedero nuova linfa al complesso, facendone una sede di scuole per i giovani nobili e in seguito ospitandovi un orfanotrofio, per poi abbandonalo nel 1793, quando fu messo all’asta e la chiesa venne sconsacrata.
Dopo vari passaggi di proprietà e un breve restauro nel 1960, che però non interessò la chiesa ma solo il monastero, nel 2000 l’intero complesso diventò un bene dello Stato e venne designato a essere la sede definitiva dell’Archivio di Stato di Pavia.

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La parte più interessante dell'edificio rimane il chiostro quattrocentesco, con un elegante porticato al piano terreno e una serie di loggette al piano superiore, mentre la fascia decorativa ad affresco che corre sopra le arcate porta lo stemma della famiglia Corti.
La riedificazione del chiostro risale alla seconda metà del Quattrocento, quando numerosi membri della famiglia Corti divennero gli abati commendatari di San Majolo, nonché suoi benefattori.
Non si sa che sia l’architetto responsabile del lavoro, ma gli storici ritengono che sia stato l’Amadeo, forse coadiuvato da alcuni collaboratori per la fase esecutiva.
Al piano superiore il lato settentrionale del chiostro mostra tracce dell’originaria chiesa romanica di San Majolo, mentre al piano terreno troviamo i resti del chiostro del XII secolo.

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