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  • Il piccolo otre dell’agricoltore che aveva due figli che avevano poca voglia di lavorare
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  • Il piccolo otre dell’agricoltore che aveva due figli che avevano poca voglia di lavorare

Il piccolo otre dell’agricoltore che aveva due figli che avevano poca voglia di lavorare

Na volte al ghera un perdà per cal gava du fio ca gavan poca voja ad laura.

Quand la capi ce l’era l’ura ad tirà i calsat, l’a ciama si fio avisin al let e ga dii: “Fio ciarchè dandà dacordi, laurè, tini bel la stala e smintièv no che al rud lè no un sant ma al fa i miraculi e che l’aria fesca dla matinna lè na mèsa midsinna. Bunura belura. Sal nirà un di ca ghi dabsogn, guardè che in tal camp a ghè stra un ulin ad maringhin d’or, ciarchèl”
E l’è vultà vija. Dop al racolt dal gran e dop la stubbia, si du fio jan dii: “ Le mei guardà dua al ghé l’ulin di maringhin ca pudumma fasla ben stistaj” 
Jan cumincià a scavà in ti canton e po vsin a la gaba e daturan di muron e po in mes, e po incura dapertutt ma l’ulin lé no fu fora.
L’istal lè pasà, e d’utum gan dai na bela man ad rud e jan samnà al grad.
Al mes ad mag, di spij chi smiavan sparson, e a giugn cul camp l’era d’or cun la spia vultà pér al pes, sat travi du sold l’andava no intéra, e i nivan tuc-c a vad.
“Ag na sarà tri quintal la pertia o incasì quatar” ag disiva la gent.
Quand al l’an batu, ag-nera tant dabon ca ian duu puntalà al magasin e quand al l’an vindu a nan ciapà na capla.
“L’ulin lé chi” ga dij al prim fio cul sec und “l’è cust l’ulin ad nos pàdar” e al mustrava i cali cal gava in ti man.

Una volta c’era un agricoltore che aveva due figli che avevano poca voglia di lavorare.
Quando capì che era giunta la sua ultima ora, chiamò i figli vicino al letto e disse “Figli, cercate di andare d’accordo, lavorate, tenete bene la stalla e non dimenticate che il letame non è un santo ma fa miracoli e l’aria fresca della mattina è una mezza medicina. Buona ora bella ora. Se verrà un giorno che avrete bisogno, guardate che nel campo è sotterrato un piccolo otre di marenghi d’oro, cercatelo”. E spirò.
Dopo il raccolto del grano e dopo la stoppia, i due ragazzi si dicono “E’ meglio guardare dove vi è il piccolo otre con i marenghi così potremo star bene quest’estate”
Cominciarono a scavare negli angoli e poi vicino alle capitozze e attorno al gelsi e poi nel mezzo e poi ancora dappertutto ma non trovarono nulla.
L’estate passò, e d’autunno dopo aver sparso il letame seminarono il grano. Al mese di maggio, delle spighe che parevano grossi asparagi, e a giugno qual campo era d’oro con le spighe voltate in basso per il peso. Se buttavi una moneta non toccava terra, e venivano tutti a vedere.
“Ve ne saranno tre quintali alla pertica o anche quattro” diceva la gente.
Dopo la trebbiatura ve n’era tanto davvero e dovettero mettere dei puntali al magazzino e quando lo vendettero presero un mare di soldi.
“Il piccolo otre è qui” disse il primo dei figli al secondo “è questo l’otre di nostro padre” e mostrava i calli che aveva nelle mani.

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