Textile Show a Sartirana Lomellina

      Strano posto Sartirana. Un castello in mezzo alle risaie; un paese minuscolo, un grappolo di case basse che si avvolgono attorno al castello. Una calma infinita, un silenzio interrotto solo dal gracidare delle rane.
       
      In questo luogo incantato e fermo nel tempo avvengono, di tanto in tanto, eventi imprevisti, talvolta incredibili. Uno di questi è il Textile Show, una mostra mercato di tappeti e tessuti antichi riservata ai veri specialisti del settore: mercanti internazionali e collezionisti, appassionati e studiosi.
      Per dieci giorni il borgo dimenticato di Sartirana diventa il villaggio globale del tessile antico.
       
      Si riuniscono qui a fine estate, prima che inizi la stagione del mercato e degli affari, delle aste internazionali e delle grandi mostre nelle grandi città d’Europa e d’America. S’incontrano per ritrovarsi tra vecchi e nuovi amici, per scambiarsi idee e opinioni, per raccontarsi delle ultime scoperte, dei nuovi trend collezionistici e per mostrare gli oggetti tessili più preziosi e curiosi che ognuno è riuscito a raccogliere. Ne nasce una mostra di altissimo livello, ma riservata ai pochi che sanno veramente apprezzare il bello e l’antico nel reperto tessile da collezione. E’ qualcosa che sta a metà tra la mostra mercato e l’esposizione solo culturale, tra la divulgazione dotta ed il gossip.
       
      L’iniziativa è sorta tre anni fa, ma ha il suo antecedente in un’idea degli inizi degli anni ’90, quando Giorgio Forni, patron del Castello e della Fondazione Sartirana Arte, collezionista d’arte contemporanea, ma sensibile al fascino delle arti tessili, ebbe il coraggio di allestire per alcuni anni una mostra analoga, di altissimo livello, denominata “Fra Trama e Ordito”, cui inizialmente parteciparono tutti i più importanti mercanti italiani del settore, assieme ad alcuni prestigiosi nomi stranieri. Oggi la mostra, curata da Alberto Boralevi, è organizzata dall’Ente Fiere dei Castelli di Sartirana e Belgioioso, ma è praticamente autogestita. E’ sempre ospitata nello stesso luogo sotto l’occhio attento e divertito di Giorgio Forni: non più nel castello, dove si svolge parallelamente la tradizionale e collaudata rassegna antiquaria, ma nella cosiddetta Pila, un antico edificio agricolo-industriale in cui si stoccava il riso.
       
      Nella grande aia antistante la Pila, mercanti e collezionisti si ritrovano a chiacchierare, a bere un tè o, meglio, un bicchiere dell’ottima Bonarda locale. Quest’anno il tè delle cinque sarà addirittura istituzionalizzato. Invece di organizzare come in passato una serie di conferenze a tema, ci saranno dei brevi incontri giornalieri, alle cinque del pomeriggio davanti ad un tradizionale English Tea. In meno di mezz’ora, a turno, uno degli espositori, o un visitatore di passaggio racconterà qualcosa, le sue conoscenze e la sua esperienza di particolari gruppi di tessili e tappeti, guidando la discussione e stimolando domande e risposte dei partecipanti.
       
      Saranno affrontati temi diversi, alcuni dei quali sicuramente legati agli oggetti in esposizione. Saranno, infatti, allestite alcune piccole mostre a tema che sono state definite: le collezioni dei mercanti.
      Alberto Boralevi presenterà, ad esempio, una raccolta di circa 20 frammenti di antichi kilim anatolici: tutti con colori rigorosamente naturali e di alta epoca, certamente anteriori agli inizi dell’Ottocento e alcuni forse addirittura del XVII secolo. Accanto a questi, per sottolinearne similarità e differenze, Marco Lombardo affiancherà alcuni frammenti di tappeti turchi ‘classici’, tessuti cioè negli ateliers dedicati ai prodotti d’esportazione e vicini agli ambienti della Corte ottomana del XVII secolo.
      Ziya Bozoglu, notissimo mercante turco di nascita, ma residente e operante a Perugia da oltre dieci anni, presenterà una serie di splendidi Suzani, grandi pannelli ricamati in seta dell’Asia Centrale, molto ambiti da collezionisti italiani e stranieri.
      Jacqueline de Bolle, di Anversa, che oltre ad essere un’ottima commerciante dirige anche un importante atelier di restauro, porterà a Sartirana una selezione dei migliori pezzi della collezione di Scialli Kashmir, che ha esposto quest’anno anche nella sua galleria. Ci potranno poi essere anche altre piccole rassegne estemporanee, decise all’ultimo momento, magari con qualche inedito capolavoro, perché a Sartirana tutto è possibile. Già ne sono stati annunciati alcuni: David Sorgato che ha tenuto a giugno una splendida mostra di Tappeti Baluchi nella sua galleria milanese, presenterà alcuni pezzi mai visti che sono venuti di recente a completare la raccolta e, accanto a questi, i semi della prossima mostra: splendide sacche da sella o da tenda  e alcuni tappeti dei nomadi Afshari, della Persia sud orientale. La nota Casa d’Aste Nagel di Stoccarda, che ogni anno tiene due importanti vendite specialistiche di tappeti da collezione e arte orientale, ha richiesto uno spazio per presentare una intera collezione di Tappeti e Manufatti tessili Turcomanni, che verranno posti all’incanto in autunno in Germania.
       
      Già negli anni ’90 erano passati spesso dal castello veri capolavori d’arte tessile, che sono poi stati esposti in sedi prestigiose o sono finiti in importanti collezioni. Ricordo, uno per tutti, lo splendido tappeto indiano Moghul presentato, a sorpresa dal milanese Umberto Sorgato, un esemplare frammentario del ‘600, tessuto in finissima lana pashmina su trama e ordito in seta, che alcuni anni dopo figurava tra i pezzi più belli e importanti in una grande mostra sui tappeti indiani tenuta al Metropolitan Museum di New York.
       
      Ho parlato più sopra di villaggio globale del tessile antico ed effettivamente quello che caratterizza maggiormente la mostra di Sartirana è l’ambiente cosmopolita in cui si svolge. Ci sono, molti stranieri, ma attenzione a non farsi ingannare dai cognomi degli espositori che solo raramente rivelano il luogo in cui svolgono la loro attività. Se, infatti, siamo abituati a vedere in Italia mercanti di tappeti d’origine turca o iraniana, può forse sembrare curioso che Bertram Frauenknecht, tedesco di Norimberga, operi da Istanbul. Ma non è un fatto isolato, se anche l’inglese Richard Purdon si è da anni trasferito in Turchia. Il suo conterraneo, Rupert Smith ha scelto di andare più lontano e verrà a Sartirana direttamente da Bangkok dove vive, commerciando in antichi tessuti cinesi, tibetani e del sud est asiatico, mentre James Cohen, lui pure inglese, vive e lavora in Austria. Di contro tra gli espositori europei primeggia il giovane e attivissimo Serkan Sari (turco) con sede a Karlsruhe. Il persiano Amir Etemad, che fino a pochi anni fa teneva la sua Galerie Sofreh a Parigi, opera adesso da Monaco di Baviera, mentre il francese Pascal Michaud si è da tempo stabilito a Berlino. Dalla Francia, invece, per l’esattezza da Lione – città tessile per antonomasia – arriva invece Alain Emir, francese ma di origini persiane. L’iraniano Mohammad Tehrani arriverà invece da Amburgo. Sempre dalla Germania, da Stoccarda, è presente Ulrike Montigel della Galleria Arabesque, ma assieme a lei c’è il californiano Michael Craycraft, mentre Markus Voigt, bavarese, è ormai insediato a Londra. Tra gli ‘italiani’ abbiamo non solo Turchi come il perugino Ziya Bozoglu e Iraniani Robin Khosrow Parvizyar (con fidanzata tedesca), ma persino finlandesi come Igor Honkanen, restauratore e mercante che opera ad Orvieto. Ovviamente ci sono anche veri italiani, come chi scrive, che si considera fiorentino, sia pure con origini piuttosto miste e… variegate. Sempre fiorentini sono Paolo Lazzerini e Salvatore Archimede (A&L), mentre tra gli altri vale la pena ricordare Augusto Rillosi da Venezia, il torinese Marco Lombardo (Lombardo & Partners di Rivoli) e l’alessandrina Daniela Cantelmo (Il Sole nel Mantello), specialista di tessuti italiani ed europei che, come si suol dire, giocano in casa. Non mancano poi  veri austriaci di Vienna come Herbert Bieler e Udo Langauer, mentre almeno uno dei persiani, il giovane Saeed Shalgouni, arriva a Sartirana direttamente da Teheran, dove gestisce la sua Kamoo Gallery, specializzata in rari tappeti e kilim tribali iraniani. Al momento in cui scrivo l’elenco dei partecipanti non è certo completo, altri si aggiungeranno nei prossimi giorni e settimane e sono già annunciate alcune interessanti new entries come Tina Tabone, esperta e collezionista di tessili di origini maltesi, cresciuta a Londra e residente attualmente ad Amsterdam e l’israeliano Mark Berkovich (Galleria Marvadim) , che avrebbe voluto partecipare anche l’anno scorso, ma rimase bloccato dalle conseguenze della guerra in Libano e dalla pioggia di razzi kassam sul suo villaggio in Galilea.
       
      Le guerre e gli scontri di religioni e civiltà non toccano Sartirana né la comunità globale del tappeto e del tessile antico. Accanto al citato antiquario israeliano, potrebbe aggiungersene anche uno di Beirut e sicuramente ci saranno mercanti libanesi tra i visitatori. Se poi andiamo a vedere le religioni dei partecipanti possiamo trovare veramente di tutto: tra i cristiani, oltre ai pochi cattolici, anche armeni e protestanti; ebrei sia sefarditi che askenaziti; musulmani sunniti e sciiti; qualche buddista e tutti, proprio tutti, convivono in pace e senza problemi, uniti dal comune interesse per il bello e l’antico. La politica è lontana, qui si fanno chiacchiere tra amici e, se capita, anche qualche buon affare… è il miracolo di Sartirana.
      Alberto Boralevi
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